Da un po' di tempo il mio ragazzo accennava alla Fiera di Sant'Orso che si svolge per due giorni, nel mese di gennaio, lungo le vie principali di Aosta, via Sant Anselmo e via De Tiller. Lui ci era stato alcuni anni fa e riteneva che fosse un evento che mi sarebbe piaciuto. Così ho controllato quando si svolgeva di preciso e sabato ci siamo andati.
Per ovvi motivi non si poteva entrare in città e si doveva lasciare la macchina in uno dei 7 parcheggi esterni da cui le navette gratuite portavano in centro. Sulla cartina tutto si presentava bene, la realtà era un po' diversa. Siamo arrivatio verso le 10 quindi nelle ore di punta, gli addetti ai parcheggi ci hanno indicato dove parcheggiare e prendere la navetta. Alla fermata: un incubo.
C'erano più di 200 persone e la navetta non arrivava (anche perché le strade erano bloccate dalle macchine dei visitatori). Quando finalmente è arrivata ci è salito un quinto di quelli che aspettavano (la navetta era decisamente piccola – troppo piccola). Noi eravamo abbiamo deciso di prendere la navetta seguente. Nel frattempo una parte dei visitatori ha deciso di andare a piedi. Mi sembrava l'idea giusta specialmente per le famiglie che erano con i bambini piccoli con le carrozzine. Era impossibile che salissero.
Siccome non sapevamo quanti chilometri erano (a seconda della persona con cui parlavamo variava da 4 a 7) abbiamo continuato la nostra attesa. Finalmente dopo un po' è arrivata l'altra navetta, anche questa presa d'assalto, ma noi siamo rimasti fuori. Faceva freddo, tirava vento, avevamo i piedi ghiacciati e bagnati. Tutto questo ha contribuito alla nostra disperazione e alla terza prova finalmente siamo riusciti a salire sulla navetta. Per curiosità ho letto sulla targhetta quante persone potevano salire sulla navetta: 75. Noi eravamo stretti gli uni agli altri come le sardine inscatolate, ed eravamo almeno in 120 se non di più.
Eravamo però felici, perché finalmente saremmo arrivati in centro. La navetta ci ha portato alla destinazione nei pressi della stazione ferroviaria. La fiera era probabilmente combinata con qualche fiera agricola perché c'erano molte macchine agricole. Poi sono apparse le prime bancarelle e sono rimasta un po' delusa. A dire il vero era come il mercato di Borgomanero, ma più grande: un po' di prodotti alimentari, tanti prodotti domestici e abbigliamento.
Non aveva niente a che fare con quello che prometteva il dépliant della fiera: dove erano artigiani? Ci siamo addentrati nel pieno centro storico e qui finalmente abbiamo visto quello che ci aspettavamo: le bancarelle con manufatti e prodotti tipici. Il paradiso per i miei occhi. C'erano anche tante, ma veramente tante, persone e per questo a volte era difficile vedere i prodotti esposti.
Abbiamo dovuto adattarci al passo delle persone che ci circondavano perché semplicemente non potevamo ne andare più velocemente ne fermarci. Per fortuna solo alcuni punti erano così affollati. In altri invece potevamo vedere molti piccoli prodotti di legno: piatti, cucchiaini, croci di legno finemente intagliate, vasi e ciotole di tronchi, figure ricavate da radici e giocattoli per bambini.
C'erano prodotti di ferro battuto: a me sono piaciute le rose che incorniciavano lo specchio. C'erano anche mobili fatti a mano. Basta solo avere un po' di soldi e lo spazio in casa, ma non era purtroppo il nostro caso. Del resto ho notato che c'erano molte persone che si limitavano a guardare oppure compravano piccoli souvenir.
Oltre ai prodotti manufatti c'erano anche le bancarelle con prodotti alimentari: formaggi, formaggi e ancora una volta formaggi. E poi salumi, dolci, vino, miele, caramelle e non mi ricordo più cos'altro c'era. Poi sulle piazze si svolgevano varie manifestazioni artistiche e degustazione e vendita dei prodotti enogastronomici valdostani. L'atmosfera spensierata e allegra. Intorno si sentiva, oltre all'italiano, il francese, il tedesco e vari dialetti. Esperienza da provare!