Teatro Olimpico di Vicenza
scritto da Mei Minazuki
Teatro Olimpico, il proscenio con la porta regia
In occasione della mia visita a Vicenza, percorro Corso Palladio fino alla sua fine dove si apre davanti a me Piazza Matteotti, piazza che ospita, alla sua sinistra, il Teatro Olimpico (patrimonio mondiale dell’Unesco). Attraverso un antico arco entro in un piccolo cortile nella cui parte finale c’è la porta di entrata al teatro.
L’esterno, più che un teatro sembra un antico edificio, ha un aspetto diverso da come la nostra visione moderna ce lo fa immaginare; nel cinquecento infatti, i teatri venivano semplicemente sistemati all’interno di normali edifici. L’interno del teatro è in grado di togliere il fiato anche allo spettatore più scettico, non appena ne varco le soglie, mi ritrovo improvvisamente nella città di Tebe dove non sono più una spettatrice che semplicemente osserva la vita degli dei (come nel teatro romano), ma bensì sono una cittadina che seduta su una gradinata, guarda la sua città e come tale, non ne posso vedere ogni angolo. (la scenografia riproduce le sette vie della città di Tebe, ma da ogni punto della platea se ne possono vedere solamente cinque).
La via centrale di Tebe, con la porta di Tebe sullo sfondo, sembra essere lunga centinai di metri, mentre in realtà grazie al sapiente uso della tecnica delle prospettive, è lunga solo 10 metri. Lo spettacolo di luci e suoni che il teatro offre ai visitatori è molto suggestivo e mi da l’impressione di respirare realmente la stessa atmosfera di quella tarda sera del 3 Marzo 1585 quando l’opera Edipo Re fu rappresentata per la prima volta.
Spettacolo che fece così scalpore al punto tale che la fama del nuovo teatro si sparse in tutto il mondo e nel luglio dello stesso anno, una delegazione giapponese in visita al Papa si fermò a Vicenza per assistere ad uno spettacolo organizzato in loro onore. In ricordo di questo episodio c’è ancora un affresco nell’antiodeo.